Vitanelcuore

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Preti Rom

15:31, Mar. 17, 2010 .. Inviato inAttualità .. 0 commenti .. Link

PRETI ROM
FRA’ PASQUALE E DON OSVALDO, STORIE DI NOMADI CONSACRATI A DIO


DAL "CAMPO" ALLA TONACA

Non soltanto sgomberi, pregiudizi e disagio, ma anche belle e significative storie di vita. Dedicata agli altri.

«Cristo si è fermato a Eboli per chiamare me», dice, facendo il verso al noto romanzo di Carlo Levi, con un sorriso che però non nasconde le fatiche del passato, fra Pasquale Barbetta, 44 anni, frate cappuccino di origine rom originario della cittadina campana. Sguardo profondo, barba curata che fa da corona a un volto sereno, occhi vispi che lasciano immaginare come doveva essere questo uomo da bambino, sempre attento a cogliere ogni occasione per capire la realtà, quella realtà che, crescendo, diventava sempre più difficile. Un lungo percorso di vita che non gli ha risparmiato le fatiche, comuni a tanti della sua etnia, fatta di povertà e di discriminazioni, che ha però trovato l’esito finale, quasi il riscatto, nella vocazione religiosa.

«La mia famiglia aveva 10 figli e si era sedentarizzata. Il nostro ambiente non ci portava a vivere come gli altri bambini, ad esempio frequentando la scuola. Scappavo spesso dalla classe in cerca della mia libertà». Ripercorre il suo passato, fra’ Pasquale: «Ho ripetuto diverse volte la quinta elementare, ottenendo la licenza media solo molti anni dopo. Mio padre una notte, quando avevo circa 10 anni, è stato arrestato a causa di un furto di animali, si è fatto tre anni e mezzo di carcere, causando in famiglia uno stato di abbandono e solitudine».

Ma anche lui a 14 anni il carcere lo ha conosciuto: «Una domenica al mercato fui accusato ingiustamente da una signora di aver rubato il suo portafoglio: non scappai perché mi sapevo innocente». Risultato: oltre 40 giorni di carcere prima di essere scagionato e vivere, finalmente, la sua conversione.

Fra Pasquale Barbetta davanti alla riproduzione di una scena di vita di san Francesco nel convento dei Cappuccini a Giffoni Valle Piana.


Fra Pasquale Barbetta davanti alla riproduzione di una scena di vita
di san Francesco nel convento dei Cappuccini a Giffoni Valle Piana
(foto Giancarlo Giuliani).

Il primo incontro con Gesù

Il racconto continua: «Appena uscito dal carcere andavo spesso con mio fratello dai frati a chiedere da mangiare. Un giorno gli diedero la Bibbia e cominciò a leggermela. Io ero analfabeta... È lì che ho conosciuto Gesù. Partito mio fratello per il collegio francescano per completare gli studi superiori, ho imparato da solo a leggere la Bibbia e, a 16 anni, di nascosto dai miei familiari ho iniziato a frequentare i frati».

Week end vocazionali, discernimento e a 18 anni l’entrata, tra i contrasti familiari, nel vocazionario dei Cappuccini campani, dove fra Pasquale resterà sette anni: «Conobbi una ragazza a Rimini in occasione di un meeting del Rinnovamento nello Spirito e mi innamorai. Così decisi di uscire. La storia non durò molto. Nei 10 anni successivi ho lavorato come operaio al Nord, finché ho capito che la mia vita era qui, al servizio del Signore: così ho chiesto di rientrare per completare la formazione».

Ora vive nel convento di Giffoni Valle Piana e il suo futuro lo immagina lontano dalla sua comunità di origine: «Non sento per il momento la chiamata particolare a tornare tra i miei fratelli rom. Gesù stesso non ebbe difficoltà ad annunciare il regno di Dio tra quelli della sua famiglia?».

Una situazione comune a molte vocazioni rom. «Attualmente», conferma padre Luigi Peraboni, sacerdote barnabita 75enne che da 36 anni si dedica all’evangelizzazione dei nomadi, «le vocazioni che escono dall’etnia rom/sinti sono circa 130: 70 preti e 60 suore. Pochi di loro decidono di dedicarsi effettivamente all’annunzio di Cristo in mezzo alla loro gente, dotata di una profonda religiosità che da 600 anni attende solo di essere evangelizzata».

Padre Luigi ha scoperto la sua vocazione particolare affiancandosi a don Mario Riboldi, sacerdote milanese che da sempre si è sentito chiamato a vivere in mezzo ai nomadi. «In tutti questi anni in Italia abbiamo dato ai rom solo qualche struttura, dei campi, forse delle case, ma non quello di cui hanno più bisogno: il Vangelo».

Anche don Osvaldo Morelli, 36 anni, da cinque sacerdote della diocesi di Sessa Aurunca, proviene dall’etnia rom. Parroco di San Sisto a Nocelleto di Carinola, in provincia di Caserta, ha una bella storia vocazionale, forse meno tribolata di quella di fra Pasquale.

L’evangelizzazione è ancora scarsa

«Sono nato a Santa Maria Capua a Vetere e sono rom abruzzese. La mia famiglia era stanziale e quindi abbastanza inserita nel contesto locale, a partire dalla parrocchia». A Mondragone incontra anche lui i frati cappuccini, che lo iniziano alla vita cristiana. Poi, a 14 anni, la decisione di approfondire la propria vocazione nel seminario minore di Sessa Aurunca: «A 18 anni ho fatto un’esperienza a Loppiano dai focolarini, che mi ha indirizzato alla vita sacerdotale diocesana; così sono entrato nel seminario di Napoli, dove ho compiuto i miei studi fino all’ordinazione».

I rapporti con la sua etnia sono frequenti, ma anche lui non si sente chiamato ai suoi fratelli rom: «Sento profondamente la mia origine ma la mia chiamata è qui, in parrocchia». E la Chiesa, quanto fa per i rom? «La Chiesa fa molto a livello caritativo ma nell’evangelizzazione ancora troppo poco. Tutto è rimesso soltanto ad alcune persone di buona volontà, i religiosi che hanno fatto la scelta di dedicare la loro vita a questa popolazione. Per una vera opera di evangelizzazione occorrerebbe un coinvolgimento maggiore delle parrocchie dove risiedono i rom: basta poco, per esempio andarli a trovare nei campi, organizzare delle attività formative, far incontrare le persone».

Stefano Stimamiglio
   
ANCHE I NOMADI DIVENTANO SANTI

Forse pochi lo sanno ma anche i nomadi, i Kalós, hanno il "loro" santo: si tratta di Ceferino Giménez Malla, detto "el Pelé", morto nel 1936 durante la guerra civile spagnola e beatificato da Giovanni Paolo II il 4 maggio 1997. Nato da genitori nomadi nell’agosto 1861 a Benavent de Lérida (Catalogna), luogo di sosta per molti gitani dell’epoca, il bimbo venne subito battezzato nella parrocchia locale.

Di famiglia povera, praticò per qualche anno l’accattonaggio, diventando successivamente commerciante di animali. Si sposò a soli 18 anni (il matrimonio con rito cattolico, inusuale per i nomadi dell’epoca, fu celebrato nel 1912) con una ragazza gitana, Teresa, dalla quale non ebbe figli. Venne fucilato in odio alla fede presso il cimitero di Barbastro, in Aragona, nell’estate del 1936 per aver difeso un sacerdote. Al momento dell’esecuzione stringeva tra le mani una corona del rosario, motivo per cui è stato definito "martire del rosario". Sono attualmente in corso altri due processi di beatificazione di persone rom: un uomo, Juan Ramon, e una donna, Emilia.

S.St.

Da: FC



Apertura Museo

14:30, Feb. 15, 2010 .. Inviato inAttualità .. 0 commenti .. Link

Riapre il Museo Arcivescovile di Ravenna

Ravenna, Palazzo Arcivescovile

6 febbraio, 2010 - Inaugurazione

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Inaugurazione sabato 6 febbraio 2010
Palazzo Arcivescovile
piazza Arcivescovado 1
48121 Ravenna
tel. 0544 541655
 

Ore 11.00 Sala gialla, ingresso ad invito

Saluto da parte delle autorità religiose

Mons. Giuseppe Verucchi
Arcivescovo Metropolitana di Ravenna-Cervia

Mons. Mariano Crociata
Sottosegretario Generale Conferenza Episcopale Italiana

Mons. Guido Marchetti
Direttore Opera di Religione della Diocesi di Ravenna

Interverranno le autorità civili
e per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali:

Onorevole Francesco Maria Giro
Sottosegretario di Stato del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Arch. Carla Di Francesco
Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia-Romagna

Arch. Antonella Ranaldi
Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini

Ore 15.00 apertura al pubblico


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Conferenza stampa del 2 febbraio, Palazzo Arcivescovile, sala gialla,  l'Arcivescovo Mons. Giuseppe Verucchi, a sinistra Mons. Guido Marchetti, a destra il Soprintendente Antonella Ranaldi
 
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Da sinistra a destra: Mons. Guido Marchetti, l'Arcivescovo Mons. Giuseppe Verucchi, la Soprintendente Antonella Ranaldi, l'arch. Diletta Evangelisti (progettista e direttore lavori), l'ex Soprintendente Anna Maria Iannucci

Con la riapertura del Museo Arcivescovile giunge a compimento un lungo lavoro che ha visto come principali attori e promotori: l'Arcidiocesi, da una parte, con Mons. Luigi Amaducci, Arcivescovo; Mons. Giuseppe Verucchi, Arcivescovo, e Mons. Guido Marchetti e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici con l'allora Soprintendente Anna Maria Iannucci. Ha condiviso le fasi finali Carla di Francesco, Direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna, con infine l'attuale Soprintendente Antonella Ranaldi. I tecnici dell'Arcidiocesi e quelli della Soprintendenza hanno lavorato insieme (arch. Diletta Evangelisti, arch. Emilio Agostinelli), instaurando una proficua collaborazione. Il contributo finanziario dello Stato è stato rilevante per il tramite del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dei suoi organi periferici.
 
Si è perseguito negli anni un obiettivo comune. Dalle preliminari indagini e ricerche, si è passati al consolidamento strutturale, alle dotazioni impiantistiche, al restauro delle sale e dei reperti esposti, fino all'allestimento museale e didascalico.

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Sala del Lapidario, al centro la statua acefala in porfido di imperatore  

A cominciare dal Lapidario, le opere esposte testimoniano la storia di Ravenna e dell'Arcidiocesi. Ognuna è memoria selezionata di un passato antico; risalgono al periodo classico, tardo antico, paleocristiano e medioevale. Esse appartenevano già al nucleo storico del Museo e, prima ancora, alla collezione voluta dall'Arcivescovo Maffeo Niccolò Farsetti, promotore del rinnovamento, iniziato nel 1734, della contigua cattedrale. In quei lavori, smontando le lastre del pavimento, posto nel Cinquecento, si rinvennero capovolte lapidi con epigrafi e rilievi. Venivano dai monumenti di Ravenna, smantellati e utilizzati come cave di materiali e soprattutto provenivano dalla stessa cattedrale Ursiana del periodo paleocristiano (fine IV - inizio V secolo), già essa ricca di materiali di reimpiego.
 
Il nuovo allestimento ha il fascino e il sapore dell'antico. Rievoca quello settecentesco della sala del Lapidario, secondo il gusto dell'epoca, quando le antichità erano esposte ad ornamento delle dimore, a godimento di chi abitava lì e degli ospiti invitati. Vi si coniuga il carattere di museo-collezione in ambienti confortevoli e quasi familiari, senza ridondanza di sorta, dotati di moderni impianti e accessibili al pubblico, con particolare attenzione ai diversamente abili e ai non vedenti.

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Cattedra in avorio di Massimiano                               Croce di Agnello              

Le opere esposte sono tutte importanti, alcune sono eccezionali e godono di fama mondiale. Prima tra tutte, la Cattedra d'avorio di Massimiano, sistemata in una teca trasparente, illuminata all'interno. Seguendo il percorso espositivo, si incontra l'antica Cappella Arcivescovile con i suoi preziosi mosaici, il Calendario pasquale inciso su una grande rota di marmo Proconnesio, la Croce greca scolpita avanti e dietro, ritenuta del vescovo Agnello, il mosaico della Madonna orante proveniente dall'abside dell'antica cattedrale. Con gli ultimi lavori si sono aggiunte poi nuove sale al piano superiore che ospitano opere medioevali e moderne.
 
Merita un cenno il contesto architettonico in cui è inserito il Museo, posto all'interno delle fabbriche dell'Episcopio, sedimentate sulle strutture tardo antiche ed alto-medioevali. Osservando il prospetto verso il giardino dell'Arcivescovado, si percepisce la complessa stratigrafia del tempo, le strutture del Vivarium e sopra ad esse la Cappella, la sopraelevazione medioevale, accanto al cilindro possente della Torre Salustra.
 
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Prospetto verso il giardino
 
Un lungo cammino ha portato, dal Settecento ad oggi, alla formazione del Museo Arcivescovile, con l'apporto come in passato della Soprintendenza di Ravenna. Dal 1911 il Soprintendente Giuseppe Gerola ne aveva infatti curato la sistemazione, inserendo la Cappella Arcivescovile nel percorso di visita al museo, restaurando inoltre le strutture più antiche dell'Episcopio. Parallelamente, dal 1913, lo stesso Gerola dava impulso al Museo Nazionale di Ravenna, collocandolo nel monastero benedettino di San Vitale.
 
Il Museo è esso stesso testimonianza di fede e di cultura, e come tale viene proposto nel riuscito allestimento, corredato dalle tavole, poste nello scalone, che ripercorrono la successione cronologica degli eventi storici e degli arcivescovi che hanno guidato l'Arcivescovado di Ravenna.

Antonella Ranaldi

(foto P. Bernabini)
LINK



Costume

06:56, Jan. 21, 2010 .. Inviato inAttualità .. 0 commenti .. Link

COSTUME
IL "BOOM" DI MOSTRE ED ESPOSIZIONI NEL NOSTRO PAESE

PER CASA IL MUSEO

Anziani, adulti, ragazzi. E soprattutto famiglie con bambini: oggi in Italia l'arte è sempre più popolare. Grazie a nuove iniziative che attirano grandi e piccini.

Bambini con spirito d’avventura che passano la notte al museo di scienze naturali, impauriti e divertiti mentre stendono il sacco a pelo tra scheletri di dinosauri o accanto alla vasca degli squali. Giovani che fanno le ore piccole contemplando quadri resi ancor più suggestivi dalle ombre della luna. Sembrano scene di Una notte al museo, successo di cassetta, o del sequel Una notte al museo 2. Ma non è un film. È la realtà dei musei italiani in questi incredibili anni in cui il virtuale entra da ogni angolo nella vita quotidiana. Ecco allora ragazzi che, con genitori Peter Pan, scoprono le bellezze dell’arte guidati da personaggi storici interpretati da attori. Oppure accompagnati dagli stessi pittori, che parlano attraverso le cornici di autoritratti computerizzati e tridimensionali. Luci, suoni, colori, video: vivere l’arte, oggi, significa anche farsi proiettare in una dimensione fantastica.

Se i direttori dei musei volevano stupire, ci sono riusciti. La posta in gioco era alta: avere sempre più visitatori; rendere l’arte popolare e democratica; portare la cultura nel cuore delle famiglie. I risultati si vedono: lunghe file ai botteghini per molte delle mostre del 2009, boom di presenze di famiglie con bambini, per non parlare dei giovani. Le "notti bianche" gratuite e gli orari prolungati hanno intercettato i gusti nottambuli dei ragazzi.

Fila a Firenze per entrare agli Uffizi.
Fila a Firenze per entrare agli Uffizi (foto Ansa).

In coda per entrare

La crisi non sfiora i musei. Anzi, le presenze sono in crescita, segno che le famiglie cominciano a godersi le bellezze dietro casa. Il ministero per i Beni e le attività culturali ha reso noto che durante le feste natalizie, nei 30 siti statali più visitati d’Italia, si è avuto un incremento di visitatori del 7,4 per cento. Nei giorni 31 dicembre 2009 - 1° gennaio 2010 le presenze sono state del 12,3 per cento più alte di un anno prima.

«Le code ai botteghini sono il miglior marketing», dice convinto Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla Cultura di Milano. «Dove vede fila, la gente si interessa, vuole entrare. In soli 30 giorni la mostra su San Giovanni Battista ha avuto 180 mila visitatori. Certo, trattandosi di un’opera di Leonardo il successo era scontato, ma anche per Edward Hopper ha funzionato il passaparola. Per il successo di una mostra la regola è quella delle tre G: gente, gratuità e genio».

Sarà per l’insolita regola, ma a Milano la cultura fa i record: 1.300.000 biglietti staccati nel 2009 tra Palazzo Reale, Rotonda della Besana, Pac e Palazzo della Ragione, con più 30 per cento di visitatori.

«I miei modelli sono la Tate Gallery di Londra e il Musée d’Orsay di Parigi», continua l’assessore. «Nel primo si fa un’offerta libera: giusta democrazia della bellezza. Nel secondo le famiglie hanno priorità d’ingresso. Anche da noi le carrozzine entrano subito. A Palazzo Reale introdurremo uno sportello informazioni a misura di bambino, per far conoscere proposte e percorsi didattici».

I monumenti visti di notte

A Milano ha avuto successo l’idea di portare l’arte in giro per la città, come in occasione del centenario del Futurismo. «Sono affascinato dalla luce nelle città, ho scritto anche un libro su questo tema», spiega Finazzer Flory: «I monumenti sono valorizzati dalle luci notturne. La scelta di illuminare dall’interno i rosoni del Duomo ha regalato alla cattedrale un’atmosfera ancora più spirituale. L’Expo 2015 a Milano sarà dedicato alle famiglie e noi lo presenteremo in estate con una mostra sulla rappresentazione della Sacra Famiglia nell’arte lombarda. La famiglia è al centro anche per il biglietto d’ingresso: quelle numerose hanno sconti. E per figli non si intendono solo i propri: i genitori che accompagnano gli amici dei propri ragazzi hanno dei vantaggi».

Di marketing e popolarità dell’arte, o per dirla con parole sue, di «semplificazione della conoscenza», parla anche Umberto Broccoli, sovrintendente ai Beni culturali del Comune di Roma. Tre lauree, scrittore, conduttore radiotelevisivo, Broccoli è convinto che chiunque di noi è bambino di fronte a un’opera d’arte.

«Abbiamo bisogno di toccare, annusare, gustare, non solo di vedere», dice. «Il concetto di museo distante, per spe******ti, deve sparire. Noi non siamo vestali, messe lì a custodire i cimeli del passato. Dobbiamo farli vivere con nuovi linguaggi. Le didascalie delle opere devono essere chiare, i titoli delle mostre accattivanti, per avvicinare i giovani sotto i 18 anni, assetati di cultura. Per loro i nostri musei sono gratis».

Grandi risultati a costo zero

Anche a Roma suoni e luci notturne sono l’ultima tendenza. «Per l’Ara Pacis, Richard Meyer ha progettato una teca d’avanguardia, che molti hanno contestato. Cerchiamo di mettere in risalto la modernità della struttura affiancando ai marmi dell’altare mostre di design e arte contemporanea. Dopo quella su Bruno Munari, ce ne sarà una su Fabrizio De André. Questa proposta antico-contemporaneo ottiene risultati da capogiro, grazie anche a un’operazione a costo zero: i marmi dell’Ara Pacis in epoca romana erano colorati con tinte naturali. Noi li abbiamo "ritinteggiati" con tecniche di computer grafica che permettono di illuminare con led i marmi e farli vedere com’erano. Studi dell’Università Pontificia e di quelle di Roma e Firenze hanno permesso di risalire a tracce di colore sui marmi antichi. Così, col computer, la faccia di Enea torna rosa, la sua tunica gialla, il paesaggio verde, il fiume blu. Una vera "rinascita" per l’Altare della Pace, tanto che il sindaco Alemanno ha deciso di organizzare il 21 aprile, data della fondazione di Roma, una giornata per ospitare ai piedi del monumento le tre culture monoteistiche del Mediterraneo».

Giusi Galimberti

LA CULTURA ITALIANA DEI RECORD

+ 7,4% i visitatori nei 30 musei e siti statali più importanti
+ 12,3 % delle presenze solo a San Silvestro e a Capodanno
1.300.000
i biglietti staccati nei principali musei di Milano

NUOVE SFIDE: VISITARE È BELLO SE GRATIS

Londra è una delle capitali più ospitali per chi ama le arti. Dal British Museum al Natural History, qui molti musei sono gratis. Per chi va a Berlino, il consiglio è di scegliere per le visite il giovedì sera: anche il museo Pergamon è a ingresso libero dalle 18 alle 22. Da un recente annuncio del presidente Sarkozy, dal 4 aprile i musei statali francesi saranno gratuiti per i giovani sotto i 25 anni.

Anche in Italia si entra gratis in molti musei. Per bambini e over 60-65 ci sono quasi sempre agevolazioni. Per la gratuità nei musei, l’anno scorso c’è stato grande successo di pubblico per la Settimana della cultura, le "notti bianche", il 1° maggio e la Festa della donna (in questo caso, musei gratis alle signore). A Roma, il mercoledì, anziani e disabili hanno l’ingresso libero.

«I musei un tempo erano luoghi di tortura, non di benessere dell’anima», dice il sovrintendente Broccoli. «In una mostra la gente deve star bene, trovare un ambiente confortevole, sedersi, bere qualcosa, leggere. Tutto dev’essere ben organizzato, specie per accogliere bambini, disabili, anziani. Stiamo cercando di cambiare mentalità e avvicinarci ai migliori esempi europei».

PERCORSI A MISURA DI BAMBINO

Al museo, oggi, i bambini non sono solo benvenuti, ma ospiti d’onore. A Palazzo Strozzi a Firenze, viene consegnata loro all’ingresso una valigia stile Mary Poppins con l’occorrente per giocare, interagire con la mostra, esplorare: toccano, maneggiano, senza rischi per le opere.

«In tutte le mostre c’è una sala interattiva dedicata ai più giovani», spiega il direttore James Bradburne, canadese, con esperienza trentennale nei musei di mezza Europa. «Rispettiamo le loro competenze, al punto che l’audioguida non è una voce che spiega le opere con linguaggio infantile, ma è fatta per permettere loro di condurre in giro per la mostra i genitori. Diventano loro le guide. L’interazione tra generazioni è fondamentale per la trasmissione della cultura. I percorsi non sono fatti per dividere i membri della famiglia, ma per unirla. I laboratori non sono baby-parking. Si visita con mamma e papà, zii, cugini, nonni. L’emozione che si prova davanti a un quadro va condivisa. Solo così la si ricorderà per sempre».

In molti musei, mentre mamma e papà guardano la mostra, i piccoli sono invitati a creare le loro opere d’arte. Copie in versione baby dei quadri originali. Realtà museale recente (la nuova sede progettata da Mario Botta è del 2002), il Mart, il Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, è all’avanguardia anche in questo. Solo nel 2009 ci sono state 73.800 presenze ai laboratori didattici, tra quelli per le scuole, quelli per le famiglie e quelli specializzati per insegnanti, disabili, carcerati.

«La funzione sociale dell’arte ci sta a cuore», spiega la direttrice Gabriella Belli. «I bimbi, poi, amano l’arte contemporanea più degli adulti. Capiscono segni, astrattismi, linee, in modo empatico, senza pregiudizi. Gli adulti, abituati all’arte figurativa classica, fanno più fatica a capire certi autori».

Da: FC



OGGI SE NE PARLEREBBE COSI'

10:53, Dec. 21, 2009 .. Inviato inAttualità .. 0 commenti .. Link

OGGI SE NE PARLEREBBE COSI'

"Trovato neonato in una stalla - La polizia e i servizi sociali indagano" "Arrestati un falegname e una minorenne"



BETLEMME, GIUDEA



L'allarme è scattato nelle prime ore del mattino, grazie alla segnalazione di un comune cittadino che aveva scoperto una famiglia accampata in una stalla.

Al loro arrivo gli agenti di polizia, accompagnati da assistenti sociali, si sono trovati di fronte ad un neonato avvolto in uno scialle e depositato in una mangiatoia dalla madre, tale Maria H. di Nazareth, appena quattordicenne. Al tentativo della polizia e degli operatori sociali di far salire la madre e il bambino sui mezzi blindati delle forze dell'ordine, un uomo, successivamente identificato come Giuseppe H. di  Nazareth, ha opposto resistenza, spalleggiato da alcuni pastori e tre  stranieri presenti sul posto. Sia Giuseppe H. che i tre stranieri, risultati sprovvisti di documenti di identificazione e permesso di soggiorno, sono  stati tratti in arresto.

Il Ministero degli Interni e la Guardia di Finanza stanno indagando per scoprire il Paese di provenienza dei tre clandestini. Secondo fonti di polizia i tre potrebbero infatti essere degli spacciatori internazionali, dato che erano in possesso di un ingente quantitativo d'oro e di sostanze
presumibilmente illecite. Nel corso del primo interrogatorio in questura gli arrestati hanno riferito di agire in nome di Dio, per cui non si escludono legami con Al Quaeda. Le sostanze chimiche rinvenute sono state inviate al laboratorio per le analisi.

La polizia mantiene uno stretto riserbo sul luogo in cui è stato portato il neonato. Si prevedono indagini lunghe e difficili.

Un breve comunicato stampa dei servizi sociali, diffuso in mattinata, si limita a rilevare che il padre del bambino è un adulto di mezza età, mentre la madre è ancora adolescente. Gli operatori si sono messi in  contatto con le autorità di Nazareth per scoprire quale sia il rapporto tra i due. Nel
frattempo, Maria H. è stata ricoverata presso l'ospedale di Betlemme e sottoposta a visite cliniche e psichiatriche.

Sul suo capo pende l'accusa di maltrattamento e tentativo di abbandono di minore. Gli inquirenti nutrono dubbi sullo stato di salute mentale della donna, che afferma di essere ancora vergine e di aver partorito  il figlio di Dio. Il primario del reparto di Igiene mentale ha dichiarato oggi in
conferenza stampa: "Non sta certo a me dire alla gente a cosa deve credere, ma se le convinzioni di una persona mettono a  repentaglio - come in questo caso - la vita di un neonato, allora la persona in questione rappresenta un rischio sociale. Il fatto che sul posto siano state rinvenute sostanze
stupefacenti non migliora certo il  quadro. Sono comunque certo che, se sottoposte ad adeguata terapia per un paio di anni, le persone coinvolte - compresi i tre trafficanti di droga - potranno tornare ad inserirsi a pieno titolo nella società."

Pochi minuti fa si è sparsa la voce che anche i contadini presenti nella stalla potrebbero essere consumatori abituali di droghe.

 

Pare infatti che affermino di essere stati costretti a recarsi nella stalla da un uomo molto alto con una lunga veste bianca e due ali sulla schiena (!), il quale avrebbe loro imposto di festeggiare il neonato.

 

Un portavoce della sezione antidroga della questura ha così commentato: "Gli effetti delle droghe a volte sono imprevedibili, ma si tratta senz'altro della scusa più assurda che io abbia mai sentito da parte di tossicodipendenti."

 

Natale 2009



Opinioni

09:37, Nov. 4, 2009 .. Inviato inAttualità .. 0 commenti .. Link

La Parola:
«Le Beatitudini (Mt 5,1-12) sono il programma della missione di Gesù, la magna charta, una specie di costituzione del Regno di Dio, valore da ricercare prima e al di sopra di tutto (Mt 6,33)» 
(Romeo Ballan, mccj).


Giovanni Paolo II sul Monte delle Beatitudini (viaggio apostolico in Terra Santa, 20-26.3.2000 – foto Giuliani).

MEDITAZIONE PER TUTTI.

Beatitudini per il nostro tempo:

Beati quelli che sanno ridere di se stessi:
non finiranno mai di divertirsi.

Beati quelli che sanno distinguere
un ciottolo da una montagna:
eviteranno tanti fastidi.

Beati quelli che sanno ascoltare e tacere:
impareranno molte cose nuove.

Beati quelli che sono attenti
alle richieste degli altri:
saranno dispensatori di gioia.

Beati sarete voi se saprete guardare
con attenzione le cose piccole
e serenamente quelle importanti:
andrete lontano nella vita.

Beati voi se saprete apprezzare
un sorriso e dimenticare uno sgarbo:
il vostro cammino sarà sempre pieno di sole.

Beati voi se saprete interpretare
con benevolenza gli atteggiamenti
degli altri anche contro le apparenze:
sarete giudicati ingenui,
ma questo è il prezzo dell’amore.

Beati quelli che pensano prima di agire
e che pregano prima di pensare:
eviteranno tante stupidaggini.

Beati soprattutto voi che sapete
riconoscere il Signore in tutti coloro
che incontrate: avete trovato
la vera luce e la vera pace.

Carlo Mafera, Roma

 

Madre di Dio



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