Vitanelcuore | |||||
La Fiaba
Tutte le statuette erano di gesso dipinto. Durante l’anno qualche volta Carolina chiedeva alla nonna di andare in soffitta e prendere la grande scatola dove le statuette erano riposte in mezzo al cotone. La nonna posava la scatola sul tavolo, sollevava il coperchio e Carolina si limitava a guardarle. Poi la scatola tornava in soffitta, perché Natale era lontano. «Non si gioca con le statue di gesso, potrebbero rompersi», diceva la nonna. «Erano della mia mamma, e poi mie, e poi della tua mamma, ora sono tue e poi saranno di tua figlia…». A Giovanni, il fratello maggiore di Carolina, quella cosa non andava giù… Certo, anche lui al momento di preparare il presepe aiutava la nonna e la sorellina, ma quella tradizione di famiglia per cui le statuette venivano tramandate tra le donne di casa lo faceva arrabbiare. E poi la sorella era sempre la più brava, la più obbediente, mentre lui… Oh, sì, Giovanni era proprio arrabbiato e quel giorno anche la nonna lo aveva sgridato perché aveva tirato i capelli a Carolina, così per farle un dispetto.
«Dai Carolina, smetti di piangere», le aveva detto la nonna, «sono sicura che Giovanni non lo farà più. E poi, domani è la vigilia di Natale e prepareremo il presepe». Il giorno dopo la nonna salì in soffitta. Stavolta le statuine sarebbero finalmente uscite dalla scatola. Erano già pronti il muschio, la carta stagnola per il laghetto e i ruscelli, la farina da spolverare come se fosse neve. Sollevò il coperchio e... «Oh no, sono tutte rotte!». Al posto delle statuette c’era solo una polvere bianca, sfumata di tanti colori. Come se qualcuno le avesse prese a martellate. E mentre Carolina piangeva inconsolabile, la nonna capì al volo che cos’era successo. «Sapete che vi dico? Mi ero proprio stancata di quelle statue fuori moda. Quest’anno il presepe ce lo facciamo da soli!». «E come?», singhiozzò Carolina tirando su con il naso. Anche Giovanni, incuriosito, apparve in cucina. «Prenderemo la polvere, la mescoleremo all’acqua, otterremo una pasta di gesso, la metteremo negli stampini dei biscotti e quando le nuove statuine saranno seccate le coloreremo. Mi aiutate?». Era un’idea bellissima che spazzò via le lacrime di Carolina e la rabbia di Giovanni. Venne fuori un presepe davvero originale: al posto degli angioletti c’erano i cuoricini, i personaggi erano orsetti e omini di zenzero, e poi c’erano stelline, alberelli. «Questo è il nostro nuovo presepe di famiglia e guai a chi ce lo tocca, vero Giovanni?», disse la nonna a opera compiuta. Giovanni tenne lo sguardo basso, ma poi incoraggiato dal suo sorriso corse ad abbracciarla. «Sei un tesoro di nonna», le bisbigliò.«Anche tu sei un tesoro», le rispose. La mattina dopo, sotto l’albero, c’era un pacchettino in più, un po’ goffo, come se fosse stato preparato dalle mani di un bambino. Sul biglietto c’era scritto "per Carolina". La bambina lo aprì, e spuntò fuori il Bambinello, quello di gesso. Lui, per fortuna, si era salvato dal disastro e ora se ne stava tutto felice nella sua capanna, circondato dalle statuine biscotto. Fulvia Degl’Innocenti Da: G Baby Filastrocca
Da: G.Baby Sulle ali di vento
Guardando verso il basso anche Filli, una foglia della quercia più giovane del parco cittadino, stava valutando se staccarsi o meno. «Vorrei staccarmi sì» diceva la foglia tra sé e sé, «ma non certo per cadere là per terra. Mi piacerebbe tanto vedere un po’ di mondo!». Queste ultime parole le disse ad alta voce sospirando, tanto che un soffio di vento, che passava di lì, le bisbigliò: «Beh, se davvero vuoi andartene un po’ in giro, puoi venire con me». « E come devo fare?» gridò Filli con gioia. «Non devi fare niente, solo staccati e abbandonati, ti porterò io». E così Filli si staccò e cominciò a volteggiare trasportata dal soffio di vento.
«Stai attenta ora, si vola!», disse il vento allegramente, e la sollevò talmente in alto che il parco laggiù divenne lontano lontano, sembrava una macchia verde scura, e gli alberi non si distinguevano più. E poi persino la città divenne come un disegno, e i campi intorno, i ruscelli come strade e i paesi un mucchietto di luci, vicini vicini. Filli era felice come non lo era mai stata, sentiva l’aria fischiare tutto intorno e non si stancava di guardare tutto quello che passava velocemente sotto di lei. Il vento, intanto, correva correva, incontrando nuvole, uccelli, perfino mongolfiere e deltaplani e, naturalmente, altri venti. A un certo punto disse: «Ecco, io mi fermo qui, ma se vuoi tra poco incroceremo Maestrale che va verso il mare, potresti continuare il tuo viaggio con lui». «Sì, mi piacerebbe», disse Filli ancora piena di curiosità. E così Filli volò con Maestrale sul mare. Quando fu stanca di tanta acqua, si fece portare da Ghibli sul deserto, tra mulinelli di sabbia e sole ardente. Per non seccarsi troppo con tutto quel calore, tornò in groppa a Scirocco, verso la costa, e poi fece un pezzo di strada verso Nord su Tramontana, e a cavallo di Bora tornò vorticosamente verso casa. Quando arrivò in vista della sua città, fu raccolta da una brezza autunnale odorosa di muschio, che la portò sopra il parco cittadino. Al vedere le case e gli alberi della sua città, Filli si commosse un po’; dopo tanto girare aveva nostalgia, e chiese alla brezza gentile di lasciarla cadere ai piedi della giovane quercia, sua madre. «Grazie di cuore, dillo anche agli altri venti, è stata la cosa più emozionante della mia vita». E così dicendo salutò la brezza, che soffiò via silenziosa e dondolando volteggiò fino a terra. «Eccomi a casa», pensò felice. E sfinita da tanto viaggiare si addormentò tra le ghiande e le sue sorelle foglie.
Simona Bonariva
da: G Baby |
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