Vitanelcuore

Vitanelcuore

L'elefante

15:36, Nov. 6, 2009 .. Inviato inRacconti .. 0 commenti .. Link

Un Saggio nell’Elefante Invisibile narra un grande Elefante che se ne sta davanti al saggio immerso nella sua meditazione. Il saggio lo guarda un po’ distratto e pensa: “Questo non è un elefante!. Dopo un po’ l’elefante si volta ed incomincia ad allontanarsi lentamente. A questo punto il saggio incomincia a chiedersi se per caso l’elefante non possa essere in giro. Alla fine l’animale se ne va. Quando è ormai sparito, il saggio vede le orme che esso ha lasciato e dichiara con sicurezza: “Qui c’era un elefante!”. Questa storia ci fa capire che è quello che viviamo ogni giorno nella nostra società. A volte non ci rendiamo conto di quello che accade intorno a noi. Poi si verifica un fatto ed in base a quel fatto risaliamo al valore che oggi condividiamo alle volte implicitamente nella nostra società.

******

"I saggi e l’elefante"

C’erano una volta sei saggi che vivevano insieme in una piccola città.

I sei saggi erano ciechi. Un giorno fu condotto in città un elefante.

I sei volevano conoscerlo, ma come avrebbero potuto?

-Io lo so, - disse il primo saggio, - lo toccheremo.

-Buona idea,- dissero gli altri, - così sapremo com’è un elefante.

Così i sei andarono a vedere l’elefante. Il primo toccò l’orecchio grande

e piatto dell’elefante. Lo sentì muoversi lentamente avanti e indietro. –

L’elefante è come un ventaglio, - proclamò. Il secondo toccò le gambe

dell’elefante. – E’ come un albero, - affermò.

-Siete entrambi in errore, - disse il terzo. –L’elefante è simile a una fune

-. Egli stava toccando la coda dell’elefante.

Subito dopo il quarto toccò con la mano la punta aguzza della zanna.

-L’elefante è come una lancia, - esclamò. – No, no – disse il quinto, - è

simile ad un’alta muraglia -. Aveva toccato il fianco dell’elefante.

Il sesto aveva afferrato la proboscide.

–Avete torto, - disse. – L’elefante è come un serpente.

-No, come una fune.

-Serpente!

-Muraglia!

-Avete torto!

-Ho ragione!

I sei ciechi per un’ora continuarono ad urlare l’uno contro l’altro e non

riuscivano a scoprire come fosse fatto un elefante.

 

* Perché litigano i 6 saggi?

* La loro lite serve a qualcosa?

* Sono davvero saggi i 6 saggi?

* Cosa avrebbero dovuto fare per non litigare?



Pacomio e Apollonio

14:29, Apr. 28, 2009 .. Inviato inRacconti .. 0 commenti .. Link
Storie del deserto

Pacomio e Apollonio

di LUCA DESIATO

Una notte mentre le stelle brillavano in alto e il deserto era una distesa silenziosa Pacomio sentì dietro di sé una risata. Il vecchio eremita si voltò e vide un piccolo satiro dai piedi di capra. Non ne provò spavento, abituato com’era a veder passare dal suo osservatorio nella piana sottostante creature insolite: centauri parlanti, gorgoni mute e grifoni dalla fischiante coda di serpe.

«Pacomio, figlio della solitudine, una azione meritoria ti viene richiesta», disse linguettando l’affabile e un po’ ridicola creatura, «che tu vada a visitare un giovane eremita. Recati da Apollonio, che vive dall’altro lato di questa petraia. Troverai in una grotta unMoneta dell'imperatore Decio, citato nel racconto. giaciglio e sopra un giovane consumato dall’immaginazione debole. Fuggito per paura dalla sua terra ha salvato il corpo, ma rischia di perdere l’anima». I tempi sono cambiati, pensò Pacomio, è con la mano sinistra che Dio si compiace di indicare. E questo è il segno: un messaggero di seconda scelta. «Andrò», rispose, «quando la meteora che ho previsto passerà sul pinnacolo». «Anche la tua immaginazione è debole. La notte è questa», fece il satiro e con un balzo scese la scala di corda e si dileguò zigzagando nella piana. Pacomio si sedette indeciso. Non era questa la notte della meteora. Nel calendario dei moti delle costellazioni compilato seguendo il trascorrere del cielo era altro il momento. A meno che, a causa di un infinitesimale errore di calcolo... Mentre gli si mescolavano nella mente dubbio e apprensione ecco apparire la meteora, un cespo luminoso strisciante di vapori rossastri che rigava la volta notturna. Quella ebbe un rigurgito di luminoso splendore, poi si spense.

Vincendo la pesantezza lenta della vecchiaia Pacomio si mosse. Scese la scala di corda e fu investito dal vento. Uno spingere e aggrapparsi, l’aria arrivava da tutte le parti, un impeto lo sollevava. Ma si tenne forte conficcando a terra un bastone nodoso. Poi tutto si calmò e nel cielo si accese una grande luna. Sotto quella luce imperiosa il vecchio aggirò la collina e trovò la grotta. Entrato, scorse un giaciglio e vide un giovane dai lunghi capelli che dormiva supino. Dormiva. Respirava lento, con soprassalti d’affanno. Ma era fiato di gioventù , non malattia, pensò. Un respirare ampio e ardito come se bevesse l’aria e con essa il mondo. E lui per la prima volta avvertì il dolore di invecchiare. Allora lo svegliò. Apollonio aprì gli occhi ed ebbe un moto di paura davanti a quell’essere decrepito, a quella lunga barba lattiginosa che gli si avvolgeva alla cinta. Poi sorrise. Era gratitudine. Pareva che lo stesse aspettando. Pacomio accovacciato accanto gli chiese di narrargli la sua storia. L’altro non si fece pregare. Il racconto fu lungo ma breve. Disse dei suoi nobili genitori suppliziati durante la persecuzione dell’imperatore Decio per non aver sacrificato agli dèi. Della sua fuga in quella solitudine di deserto per salvarsi.

 

Episodi di vite di eremiti nella Tebaide (Paolo Uccello 1460).
Episodi di vite di eremiti nella Tebaide (Paolo Uccello 1460 – foto Wikipedia).

Il vecchio ascoltava paziente, con una punta di rammarico. Pensava che negli ultimi anni era vissuto a un tiro di fionda da un altro eremita e non se n’era accorto. Ma questo forse obbediva a imperscrutabile disegno divino. Dopo averlo ascoltato disse: «Ad alcuni è dato, ad altri è tolto: comprendere il dono della solitudine per guadagnarsi il Regno dei Cieli. La tua vita si è ingarbugliata. Non è facile lasciare il formicaio delle passioni umane. Cercherò di aiutarti». Apollonio si era alzato. Vigoroso, giovane e nuovo, uscito da un lungo sonno ristoratore si sgranchiva alla luce della luna. Pacomio scrollò il capo e se ne andò per non farsi vedere che sorrideva. La mattina dopo tornò nella caverna con le provviste dei carovanieri: pane raffermo, cacio e fichi secchi. Col bastone liberò la sorgente ingorgata. Apollonio mangiava con appetito. «Vuol dire», disse al vecchio tra un boccone e l’altro, «che da oggi sarai ospite nella mia caverna. E mi insegnerai i segreti della vita solitaria». «Sì», rispose Pacomio, affabile ma in fondo preoccupato, «il nostro sarà un viaggio da fermi. Un raggiungere, vincendo la presunzione, la libertà angelica».

 

Luca Desiato
(continua)

Da: Vita Pastorale

 



Racconti

19:12, Jan. 10, 2008 .. Inviato inRacconti .. 0 commenti .. Link

 

                                  

Diventerai oceano

 

Chiesero a un saggio: «Parlaci della Preghiera».

Il maestro rispose:

«La dottrina della Preghiera è suddivisa in dieci capitoli.

Se farai attenzione, te ne dirò qualcosa: “parlare poco” è l’argomento del primo,

“tacere” è quello degli altri nove».

Se la tua anima prenderà l’abitudine di tacere, ogni atomo ti parlerà.

Tu mormori come un torrente, ma solo se imparerai a tacere diventerai oceano.

E chi in questo oceano vorrà cogliere la perla della parola di Dio dovrà tuffarsi e trattenere il respiro.

Farid ud-din Attar, Le livre des secrets

 

                                

                                                                                          

 

La tartaruga lemme lemme

La Tartaruga disse a la Lucertola: / Abbi pazienza, fermete un momento! / E giri, e corri, e svicoli, e t'arrampichi, / sempre de prescia, sempre in movimento. / Me fai l'effetto d'una pila elettrica… / Te piace d' esse attiva? Va benone. / Però l'attività, quando s'esaggera, / lo sai come se chiama? Aggitazzione: / forza sprecata. E' la mania der secolo. / Correno tutti a gran velocità: / ognuno cerca d'arriva prestissimo, / ma dove, proprio dove… Nu' lo sa.

Trilussa

 

 

 

 

                                                                    

 

Alberi di mango

Un uomo molto anziano stava scavando nel suo giardino. “Cosa stai facendo?”, gli chiesero. “Pianto alberi di mango”, rispose. “Pensi di riuscire a mangiarne?”. “No, io non vivrò abbastanza, ma gli altri sì. Per tutta la vita ho gustato manghi piantati da altri. Questo è il mio modo di dimostrare la mia riconoscenza”.

Anthony de Mello

 

 

 



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