Vitanelcuore | |||||||||||
Quaresima 2010
EpifaniaQuando lo sguardo di una persona è spento, capiamo subito che è spenta la sua vita, che forse sta provando dolore o che non vede prospettive per il futuro. Quando lo sguardo è luminoso, percepiamo che si sente amata e che la vita le batte in cuore. A tutti quelli che sentono la vita avvolta dalla nebbia della non speranza, a tutti noi che ogni tanto attraversiamo le tenebre della sfiducia, dell'incomprensione, della solitudine, il profeta Isaia indirizza l'invito ad alzarci, a rivestirci della luce che viene da Dio, sicuri che essa, con la nascita di Gesù, brilla su di noi. E ci invita ad alzare lo sguardo intorrno per scorgere gli uomini e le donne che in ogni parte del mondo camminano attratti da questa luce. Lo sguardo si farà allora raggiante, il cuore si dilaterà, le persone diventano capaci di accogliere i doni dei lontani.
I magi, misteriosi scrutatori di stelle, ci raccontano del loro cammino verso la luce. Sono partiti da lontano, carichi della loro sapienza, guidati dalle parole dei profeti, sollecitati da un stella. Si fermano durante il viaggio, chiedono informazioni, poi ripartono, fidandosi solo di un segno. Non così Erode e gli scribi, sicuri tra le mura di Gerusalemme, forti di sapere tutto, custodi del passato, incapaci di muoversi. I magi ci invitano a metterci in cammino, qualunque sia il punto in cui ci troviamo; a ripartire dopo una sosta nella nostra vita di fede; a non smettere di cercare come Dio si riveli a noi, imparando a decifrare le luci che egli ci dona lungo la strada. EPIFANIA FESTA DI UN DIO BAMBINO CHE SI DONA AL MONDO. Abituati a guardare in alto, a passare lunghe notti a indagare i misteri del cosmo, i magi, arrivati a Betlemme, devono abbassare lo sguardo. Il re dei giudei che cercano è un bambino. Non sta in cielo, lontano dalla vita degli uomini. Dio si manifesta nella quotidianità della vita, nella grotta di quelle esperienze preziose che sono la nascita di un bimbo, l'amore tra due persone, la passione di chi dona se stesso nel proprio lavoro, ma anche il dolore, la malattia, la perdita. Incontrarlo, contemplarlo, offrirgli ciò che di più prezioso abbiamo, significa accettare la sfida di non essere più quelli di prima. i magi dopo aver trovato Gesù fecero ritorno per un'altra strada. Al loro paese, alla vita di sempre. Elisa Carrà (Dall'Alba al tramonto)
EPIFANIA Accogliere... il meglio Come invita papa Leone Magno: «La stella ci invita sempre a seguire questo esempio di obbedienza e a sottometterci - per quanto possiamo - a quella grazia che attira tutti gli uomini verso Cristo», e aggiunge: «Carissimi, in questa ricerca dovete aiutarvi reciprocamente».(1) 1 LEONE MAGNO, Sermoni, «Per l'Epifania» 3,1.La festa di oggi è un grande invito ad accogliere il Signore nella carne come il meglio che possiamo sognare e aspettarci dalla vita e fare, per questo, della nostra vita nella carne il meglio che ci è possibile donare. Come i magi che «al vedere la stessa provarono una grandissima gioia» Matteo 2:10 anche noi - come loro - siamo chiamati a riconoscere l'immenso dono ricevuto fino a offrire al «corpo» Efesini 3:6 di Cristo che è l'umanità «in dono oro, incenso e mirra» Matteo 2:11... il meglio che si trovi sulla faccia della terra degli uomini in cui si specchia il cielo di Dio. Fratel Michael Davide Lettera di NatalePer te Dio si è fatto bambino
Si avvicina la grande festa del S. Natale e, come è ormai consuetudine, desidero rivolgermi a voi per raccontarvi una storia semplice, antica e, allo stesso tempo, quotidiana : la storia affascinante di un Bambino. Questo Bambino è Gesù, il Figlio di Dio, il Dio con noi. E' una storia d'amore. In essa tutto trova un senso! La vita e la gioia, le difficoltà e i sacrifici ed anche la morte. E' una storia che la Chiesa, comunità dei discepoli di Gesù, continua a narrare e far rivivere nell'Eucaristia, nei Sacramenti, nell'anno liturgico. E' una storia che può essere rivissuta in ogni famiglia, che con il dono dello Spirito Santo, vive nell'Amore. Un papà e una mamma con l'aiuto del fratellino maggiore raccontano al piccolo di casa un evento senza Buon Natale Card. Angelo Bagnasco Va', vendi quello che hai...LA PAROLA di Dio è provocazione, pioggia che feconda, rivelazione! Possiamo dire di averla davvero compresa e accolta, Il passo della lettera agli Ebrei (II Lettura) paragona la parola di Dio a una spada affilata, che penetra nel profondo dell’anima, mettendo a nudo i cuori. Essa contesta l’uomo e la sua condotta, ma non per condannarlo bensì per invitarlo a cambiare vita. Un giovane ricco si presenta a Gesù per chiedergli di indicargli la strada per avere in eredità la vita eterna (Vangelo). Il Maestro divino, collegandosi all’esigenza del distacco dalle ricchezze, celebra la bellezza e la gioia della pura donazione al servizio del Vangelo. I beni materiali, posseduti in abbondanza, impediscono di rispondere all’invito a seguire Cristo.Domenico Brandolino
Nella Terra di Gesù / 14 IL VIAGGIO A GERUSALEMME
TUTTI gli evangelisti annunciano e descrivono l’ultimo viaggio di Gesù a Gerusalemme, anzi Matteo e Marco ricordano solo questo viaggio fatto nell’imminenza dell’ultima Pasqua che egli avrebbe celebrato con i suoi. Un evangelista però dà grande rilievo a questo viaggio, nel senso che vi inserisce oltre un terzo del suo vangelo. Il viaggio diventa così una specie di parabola in se stesso per il significato che assume.
Si tratta di Luca che al versetto 9,51 del suo vangelo annuncia, con una certa solennità, che Gesù decide di andare a Gerusalemme. Luca utilizza questo viaggio per inserire lungo il percorso vari episodi e miracoli, una dozzina di parabole tra le più belle e conosciute, (il figlio prodigo, il buon samaritano) e tanti insegnamenti di Gesù, che egli ha raccolte nelle ricerche fatte prima di stendere il suo vangelo (Luca 1,3), per cui il viaggio diventa una scuola continua del Maestro che non solo insegna, ma attira i discepoli a seguirlo anche nella passione redentrice e nella risurrezione. Fino a 9,51 Luca aveva seguito, più o meno, il racconto di Marco come traccia, riprende a seguirlo al c. 18,14, mentre il viaggio prosegue ancora per poco perché Gesù è già in vista di Gerusalemme. Antonio Girlanda, biblista
da: La Domenica
Per me il vivere é CristoPublished by Colacrai,
Molti marosi e minacciose tempeste ci sovrastano, ma non abbiamo paura di essere sommersi, perché siamo fondati sulla roccia. Infuri pure il mare, non potrà sgretolare la roccia. S’innalzino pure le onde, non potranno affondare la navicella di Gesù. Cosa, dunque, dovremmo temere? La morte? «Per me il vivere é Cristo e il morire un guadagno» (Fil 1, 21). Allora l’esilio? «Del Signore é la terra e quanto contiene» (Sal 23, 1). La confisca de beni? «Non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via» (1 Tm 6, 7). Disprezzo le potenze di questo mondo e i suoi beni mi fanno ridere. Non temo la povertà, non bramo ricchezze non temo la morte, né desidero vivere, se non per il vostro bene. E’ per questo motivo che ricordo le vicende attuali e vi prego di non perdere la fiducia. Non senti il Signore che dice: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro»? (Mt 18, 20). E non sarà presente là dove si trova un popolo così numeroso, unito dai vincoli della carità? Mi appoggio forse sulle mie forze? No, perché ho il suo pegno, ho con me la sua parola: questa é il mio bastone, la mia sicurezza, il mio porto tranquillo. Anche se tutto il mondo é sconvolto, ho tra le mani la sua Scrittura, leggo, la sua parola. Essa é la mia sicurezza e la mia difesa. Egli dice: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20)- Cristo é con me, di chi avrò paura? Anche se si alzano contro di me i cavalloni di tutti i mari o il furore dei principi, tutto questo per me vale di meno di semplici ragnatele. Se la vostra carità non mi avesse trattenuto, non avrei indugiato un istante a partire per altra destinazione oggi stesso. Ripeto sempre: «Signore, sia fatta la tua volontà» (Mt 26, 42). Fraò quello che vuoi tu, non quello che vuole il tale o il tal altro. Questa é la mia torre, questa la pietra inamovibile, il bastone del mio sicuro appoggio. Se Dio vuole quetso, bene! Se vuole ch’io rimanga, lo ringrazio. Dovunque mi vorrà, gli rendo grazie. Dove sono io, là ci siete anche voi. Dove siete voi, ci sono anch’io. Noi siamo un solo corpo e non si separa il capo dal corpo, né il corpo dal capo. Anche se siamo distanti, siamo uniti dalla carità; anzi neppure la morte ci può separare. Il corpo morrà, l’anima tuttavia vivrà e si ricorderà del popolo. Voi siete i miei concittadini, i miei genitori, i miei fratelli, i miei figli, le mie membra, il mio corpo, la mia luce, più amabile della luce del giorno. Il raggio solare può recarmi qualcosa di più giocondo della vostra carità? Il raggio mi é utile nella vita presente, ma la vostra carità mi intreccia la corona per la vita futura.(Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, vescovo, Prima dell’esilio, nn. 1-3; PG 52, 427*-430).
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